Fotovoltaico: le celle solari che non si consumano
Dalla sperimentazione all’imitazione del processo naturale, per le celle fotovoltaiche, che come le piante devono convertire la luce solare in energia immagazzinata, un team di ingegneri chimici del MIT di Boston, guidati da Michael Strano e supportati dalla Energy Initiative e dal Solar Frontiers Center costituito dall’ENI nel 2008 presso la stessa università, sono riusciti a imitare i passaggi chiave del processo delle piante.
Lavorando sulle nanoparticelle al MIT hanno realizzato un nuovo tipo di molecole che può convertire la luce in elettricità. La novità è che queste cellule sono auto assemblanti e possono smembrare e riassemblare rapidamente grazie alla semplice aggiunta o eliminazione di una soluzione addizionale.
Emulando la natura, il processo avviene producendo molecole sintetiche, i fosfolipidi, che vanno a formare dei dischi sui quali si impiantano i centri di reazione dove vengono rilasciati gli elettroni all’arrivo della luce. A questo i nanotubi mantengono i dischi di fosfolipidi allineati uniformemente e agiscono anche da cavi elettrici per incanalare il flusso di elettroni.
I prototipi di celle hanno superato i primi test mantenendo una piena efficienza anche dopo 14 ore di ripetuti cicli di assemblaggio e disassemblaggio.
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