Gli edifici pubblici pugliesi diventano fotovoltaici
La giunta regionale della Puglia ha approvato un provvedimento che consentirà alle imprese che operano nel campo delle energie rinnovabili di essere inserite nell’albo regionale dei locatori aree e di edifici pubblici da destinare alla realizzazione di impianti fotovoltaici. Il provvedimento mira, quindi, ad intensificare l’utilizzo delle energie alternative proseguendo nella direzione di uno sviluppo sempre più sostenibile. Nell’albo potranno essere inseriti “imprenditori individuali (anche artigiani), societa’ commerciali, societa’ cooperative, consorzi fra societa’ cooperative di produzione e lavoro, i consorzi stabili, i raggruppamenti temporanei di concorrenti, consorzi ordinari di concorrenti, soggetti che abbiano stipulato il contratto di gruppo europeo di interesse economico, operatori economici stabiliti in altri Stati membri purche’ abilitati e iscritti al registro delle imprese delle Camere di Commercio o, se stranieri, nel registro professionale dello Stato di residenza. La regione dovrà gestire richieste di impianti ad energia rinnovabile per 35mila MW. Il provvedimento prevede il coinvolgimento delle Aree Vaste che hanno a disposizione 75 milioni di euro per interventi di miglioramento della sostenibilità ambientale e delle attività energetiche degli edifici, di cui il 15% dovrà essere cofinanziato dai Comuni che, però, grazie al provvedimento posso coprire interamente la spesa dando in locazione superfici pubbliche come pensiline, tetti, parcheggi a soggetti che operano nel settore del fotovoltaico. Federico Falck, presidente dell’omonimo gruppo, propone dei suggerimenti relativamente alle richieste di parchi energetici: ). «Nel settore delle energie rinnovabili bisogna privilegiare le proposte di qualità; quelle legate alle tecnologie più innovative disponibili sul mercato da abbinate alla tutela dell’ambiente. Inoltre, un altro aspetto è quello del soggetto che realizza l’investimento: la gran parte deve essere garantita da imprenditori che ci mettono la faccia. In questi ultimi anni la Puglia si è distinta per i risultati ottenuti. Lavoriamo anche in Calabria, Sardegna e Sicilia, ma qui si è attivata una politica corposa di apertura all’energia rinnovabile. Tuttavia, il problema della lentezza della burocrazia italiana non è stato risolto e rischia di compromettere la competitività delle imprese locali. Un esempio? Nel Regno Unito un’autorizzazione si ottiene tra i 3 e i 4 anni, in Italia i tempi salgono a 6-7 anni. Con queste performance aumentano i rischi e contemporaneamente anche i costi delle operazioni. Soprattutto per il fotovoltaico— conclude l’imprenditore — si può pensare di avviare un sistema di filiera, ma è necessaria un’apposita politica d’incentivazione pubblica. Per tanti anni la Danimarca, nel campo dell’eolico, è stata la nazione di riferimento: poi è intervenuta la Cina. Nel fotovoltaico c’è la presenza organizzata della Germania. Non dobbiamo perdere tempo altrimenti i soli vantaggi che potranno interessare i territori rimarranno le opere di ingegneria civile».
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