L’Italia cresce nella tecnologia fotovoltaica con una nuova scoperta
Le celle fotovoltaiche sono costituite da elementi rari, quali Silicio, Arseniuro di Gallio (GaAs), Fosfuro di Indio e Gallio (InGaP), Germanio (Ge) che risulta essere il più costoso. I ricercatori della Dichroic Cell in collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara e CNR–INFM (Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto Nazionale per la Fisica della Materia), hanno messo a punto una innovativa metodologia che il fine di convertire un elemento raro e costoso come il Germanio in un altro elemento, più diffuso e meno costoso, come il Silicio. Per la trasformazione viene utilizzato il reattore L.E.P.E.C.V.D. (Low Energy Plasma Enhanced Chemical Vapor Deposition) che permette di depositare il Germanio sul Silicio, trasformando quindi un elemento nell’altro. Con questo procedimento si prevede un abbattimento dei costi relativi al substrato delle celle fotovoltaiche di oltre il 60%, e nel caso delle celle fotovoltaiche più costose la riduzione prevista è del 30%.
L’ Amministratore Unico della Dichroic Cell S.r.l., Federico Allamprese Manes Rossi spiega: “Coraggiosi imprenditori, soprattutto veneti, hanno investito negli studi e nella ricerca applicata dell’Università di Ferrara. I laboratori messi a disposizione da CNR-INFM hanno portato alla realizzazione di una tecnologia strategica e all’avanguardia, valida non solo per il settore fotovoltaico, ma anche per quello aerospaziale e dell’automotive. La lungimiranza dello scorso e dell’attuale governo sta consentendo di portare all’industrializzazione questa iniziativa, patrimonio esclusivo della nostra nazione”.
La rivoluzionaria tecnica, utilizzata per la prima volta in Italia, consente di ottimizzare le materie prime disponibili, sempre più rare e preziose, e allo stesso tempo di snellire tempi e costi di produzione.
Il professor Giuliano Martinelli, Direttore del Dipartimento di Fisica e coordinatore scientifico del gruppo di ricercatori afferma: “Ritengo che l’investimento fatto da Dichroic Cell in questa innovativa ricerca sia stato davvero lungimirante. Ora mi auguro che gli Enti di riferimento mostrino, non solo nelle proclamate intenzioni, ma anche nei fatti, la stessa lungimiranza. In primis, promuovendo l’accesso al ‘Conto energia’ anche per i sistemi a concentrazione, ritenuti particolarmente idonei per la produzione di energia su larga scala. Questo potrebbe cancellare o limitare le perplessità di istituti finanziari e altri potenziali investitori, per ora restii a riversare le proprie risorse in una tecnologia che, non avendo accesso all’incentivo, di fatto soffre di carenza di mercato. Solo così i risultati della ricerca potranno rapidamente trasferirsi in una realtà industriale in grado di apportare un importante contributo al nostro fabbisogno energetico, fornendo un prodotto di alto valore commerciale per la nostra esportazione, in particolare nel bacino del mediterraneo”.
Patrizio Bianchi, economista industriale e Rettore dell’Università di Ferrara, afferma inoltre: “questa rivoluzionaria scoperta, messa a punto con la collaborazione del nostro Dipartimento di Fisica, conferma come la nostra sia davvero un’Università di ricerca e come, in questo ambito, svolgiamo una funzione di sperimentazione e traino dell’intero sistema nazionale. Abbiamo lavorato intensamente sulla ricaduta industriale della nostra ricerca e sulla creazione d’impresa”.
La Dichroic Cell ha iniziato a produrre e a vendere i primi Substrati Virtuali dallo scorso settembre, tali dispositivi, con substrato in Germanio, hanno mostrato la più alta efficienza di conversione, inoltre le celle solari multigiunzione basate su questi materiali hanno raggiunto efficienze record di conversione del 39%, limite destinato ad essere superato: si punta al superamento del 40%. Il Presidente del CNR, Prof. Luciano Maiani elogia l’impegno dei ricercatori e sottolinea l’importanza della nuova scoperta tecnologica per il futuro della ricerca e il benessere collettivo: “Energie rinnovabili ed efficienti, oltre che alla portata di tutti: con questo obiettivo il Consiglio Nazionale delle Ricerche si cimenta da anni. Ogni progresso in tal senso costituisce dunque un passo in avanti verso un traguardo tanto ambizioso quanto strategico per il Paese. La scoperta di una tecnica in grado di ottenere una maggiore efficienza delle celle fotovoltaiche, risparmiando sui materiali, rappresenta in tal senso un successo di cui i ricercatori del CNR-INFM, in collaborazione con quelli dell’Università degli Studi di Ferrara e della Dichroic Cell, possono andare orgogliosi. In più, la sinergia tra impresa, Università ed Ente pubblico rimarca ancora una volta l’importanza strategica del dialogo tra pubblico e privato, per il benessere e la ricchezza dell’Italia. Oltre che per il progresso e il futuro della ricerca”.
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1 Commento a “L’Italia cresce nella tecnologia fotovoltaica con una nuova scoperta”
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il litorale libico è ottimo per una produzione
di energia fotovoltaica in Europa c’è meno sole
ed i terreni per burocrazia sono meno disponibili .
caro Gheddafi il litorale libico potrebbe essere
ricoperto di pannelli solari è dare energia pulita
dalla Sicilia a tutta Europa , l’Europa dovrebbe finanziare
economicamente il progetto . per la Libia sarebbe un bel guadagno
economico .