Classi energetiche poco confrontabili
Il certificato verde incontra i primi intoppi a tre mesi dall’entrata in vigore. La certificazione energetica corre il rischio di generare una babele nomrativa a causa della sovrapposizione tra regole nazionali e regole regionali. Il fine della certificazione, come abbiamo già più volte descritto in questo blog, in base alla direttiva 2002/91/Ce, è quello di garantire all’utente il consumo di energia primaria necessario per al riscaldamento, alla produzione di acqua calda sanitaria e al condizionamento estivo. Tale garanzia viene fornita attraverso un calcolo che considera il clima medio stagionale della zona e le caratteristiche dell’edificio. Condizione essenziale di fattibilità è l’esecuzione dei calcoli in conformità con la normativa europea, così come contenuto anche nelle linee guida nazionali del Dm 26 giugno 2009. Gli edifici sono classificati in 8 classi: da A+ a G (la meno efficiente). La questione però sorge dal fatto che i «principi fondamentali» da rispettare non sono identificati in modo chiaro. La Lombardia, l’Emilia Romagna, la Liguria e il Piemonte - più la provincia autonoma di Bolzano - hanno emanato propri provvedimenti con proprie peculiarità, oltre ciò le differenze sono maggiori per la classificazione degli edifici. Di fatto, solo quella nazionale e quella della regione Liguria (anche se non perfettamente) rispettano le norme europee. Tutte le altre, oltre a non soddisfare l’esigenza di uniformità sentita in tutta Europa, sono diverse fra di loro e rendono impossibile il confronto delle prestazioni di edifici ubicati in regioni diverse.
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